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Stupida storia Porno
Inviato da anonimo


Le sue mani incominciarono a sondare il corpo, ed era tutta carne dura, cotta al sole; niente a che vedere con la carne molliccia delle nordiche, la chiappa era soda, così come i capezzoli, turgidi e nerissimi, come la pece. La troia di colore chiese al vecchio Henry di farglielo vedere.
Henry lo cacciò fuori sapendo che sarebbe andato in mani esperte. Lei se lo tenne un po’ tra le mani, e lo analizzò nei minimi particolari; ne misurò la lunghezza, ne constatò il peso. Verificato che tutto era a posto, ci sputò sopra un po’ di saliva, e incominciò a succhiarlo con grande voracità. L’affare incominciò ad ingrossarsi. La donna si trovava un po’ a disagio perché diventava talmente grosso che la sua bocca non riusciva a contenerlo.
Lo guardava stupita, come se volesse da lui la spiegazione di quel fenomeno. “Non c’è la faccio” diceva “non c’è la faccio…è troppo grande”.
“Dai prova lo stesso” fece il vecchio, eccitato fino all’inverosimile.
Ci riprovò; spalancò la bocca, ma nonostante lo sforzo non ci riuscì. La cappella era diventata almeno il doppio di tutto il resto, si ergeva davanti a lei, con una tale imponenza da mettere quasi soggezione. La troia glielo prese tra le mani e incominciò a menarlo.
Poi si alzò sul letto; allargò le cosce come se dovesse pisciare, e gli montò sopra; uno schianto si udì nella stanza, la cappella gli penetrò tutta dentro; lei gettò un urlo in cielo come se qualcuno l’avesse trafitta tra le gambe; per almeno mezz’ora i suoi urli si fecero sentire per tutto il vicinato, e gli schizzi di sangue macchiarono le lenzuola e il corpo del povero Henry.
Quando il vecchio venne, la donna fu quasi inondata dal suo effluvio bianco e incandescente. Lei si gettò sul letto esangue, esausta, mezza morta. Rimase lì a dormire per il resto della notte sporca di sangue e di orgasmo; dormì come non aveva mai fatto in vita sua. Quando si svegliò vide il vecchio Henry che si faceva la barba. “Senti ti volevo parlare” gli disse, alzandosi dal letto ancora assonnata. “Di cosa?” chiese il vecchio
“Di ciò che è successo stanotte” rispose la donna.
“Ti ascolto” fece.
“E’ la prima volta che trovo un uomo che è capace di chiavarmi”.
“Me ne sono accorto” annuì Henry.
“Sì … io ho una fica troppo grande, e mai nessuno c’era riuscito…”.
“Come ti chiami?” le chiese il vecchio.
“Vanda” rispose la donna “mi chiamo Vanda”.
“Mi vuoi sposare Vanda?” chiese Henry con sguardo serio “io ti farò felice…lo prometto”; si avvicinò a lei e le accarezzò i capelli.
Era la prima volta che l’uomo chiedeva ad una donna di sposarlo, questa domanda così impegnativa gli era uscita senza la minima difficoltà, come un moto irrazionale del suo animo; ma non si sarebbe mai pentito nel resto della sua vita di essersi per una volta lasciato andare.
Vanda aveva trentacinque anni, venti dei quali passati sui marciapiedi, ma a quella domanda una lacrima le scese giù dagli occhi.
“Sì, lo voglio” disse, e abbracciò forte quell’uomo come se avesse finalmente trovato la parte mancante della sua vita.

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