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Era ormai
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anonimo
Era ormai , passata mezzanotte, e come sempre il capo villaggio mi stava trovando da dire sulla scenografia che stavo realizzando..ero nera, volevo urlare, sbraitare, sbattare tutto a terra, compreso lui, piangere!
Mentre gli altri se ne stavano al bar, o chi sa dove, io ero sempre rimasta in teatro a lavorare, mi chiedevo che voleva di più, quando arrivò lui..
“Serena ti presento Mario, lavora con noi da tanti anni..”
Io con i pantaloni tutti colorati e i pennelli in mano mi girai verso di lui e tirando fuori tutta la mia rabbia che avevo trattenuto durande i lunghi giorni precedenti gli chiesi con un tono di voce rabbioso, ma al tempo stesso desiderosa di un consenso:
“Ti piace questa scenografia, vedi qualche difetto, qualche sfumatura o particolare che non funziona?!!!Sai cosa vi dico..non c’e la faccio più, va benissimo e se non vi piace ...io me ne vado!!!!”
Non centrava nulla lui, era appena arrivato, cosa ne poteva sapere di me e dei miei problemi, ma finalmente avevo esternato la mia raggia verso l’odioso capo!!
Scappando come una banbina e piangendo come una cogliona nella costumeria. Si mi sentivo proprio una cogliona, ma non riuscivo a smettere, e non era la prima volta che piangevo. Penso che non ho mai pianto così tanto!
Lui, Mario, che dal nervoso che avevo, non avevo capito se si chiamava Mauro o Mario, mi corse dietro e mi raggiunse con un grosso sorriso nella costumeria.
Ero davanti allo specchio che cercavo di asciugarmi le grosse lacrime da tredicenne arrabbiata col padre, che non si fermavano, con le mani sporche di acrilico verde.
Mi alzo il viso e in modo così gentile, come se mi conoscesse da sempre mi disse
“Non voglio vederti così”.
Il suo sguardo color erba così intenso, mi ipnotizzo, mi chiedevo perchè mi sta consolando, non mi conosce minimamente.
Ne rimasi affascinata dalla sua gentilezza e dal suo gesto da principe azzurro che viene in aiuto della bella e indifesa donzella fatta schiava da un orco cattivo.
Mi ripresi dal mio pianto e non so con che voce, penso stridula, impaurita, mi scusai e uscii dal teatro.
Controllai che nessuno mi avesse seguito e sdraiandomi su di una panchina per guardare il cielo stellato di maggio senza volerlo scoppiai a piangere un altra volta. Volevo sfogarmi, avevo bisogno di far scendere le lacrime, di stare sola e di pensare.
Non so quanto tempo passo, ma sentii la voce di Lara nel vialetto che mi chiamava, mi alzai e corsi da lei abbracciandola.
Ci eravamo conosciute li da pochi giorni diventando subito amiche e confidenti.
Mi porto in spiaggia, Mario gli aveva detto che c’era una festa nel bar accando al villaggio.
Infatti lui era li.
Una birra in mano, il jeans un pò larghi e il suo sorriso, era il mio salvatore.
Appena arrivammo mi guardo come per darmi un consenso positivo.
Forse mi voleva vedere così.
Era tranquillo e sicuro di se, come se conoscesse già tutti.
Mi sentivo attratta, avrei voluto andar verso di lui, ma mi limitai a guardarlo.
Ero felice, mi ero completamente ripresa dall’imcubo di poco prima, e mi misi a ballare.
Io non mi ritengo particolarmente bella, e so di avere i miei difetti, ma so di essere sexi, sopprattutto quando ballo.
Quella sera volevo essere guardata da lui mentre ballavo.
I giorni dopo nella mia mente era inpresso lui.
Durante le riunioni il suo sguardo era spesso posato su di me, come il suo sorriso.
Finchè una sera lo ritrovai sulla porta col suo sguardo ipnotizzante:
“Ciccia esci?” Così mi chiamava, come se fossimo in una sorte di confidenza, anche se non avevamo mai passato più di pochi minuti assieme, e ne io ne lui sapevamo niente dell’altro.
Ero tentata a farlo entrare e chiudere la porta dietro di noi, sapevo che lui era attratto da me come io lo ero di lui, ma arrivò Lara, che divideva con me la stanza, così decidemmo di uscire tutti in sieme.
Guardavo tutti i suoi gesti, i suoi modi di fare, era così misterioso.
Avevo l’impressione che anche alla mia amica non dispiacesse, e lo constatai al ritorno, quando lo invitò a dormire da noi.
Ero perplessa dalla sua proposta.
Lui mi guardò come per chiedermi conferma.Non esitai, io e Lara ci buttammo sul letto matrimognale e come delle vere oche, che sapevam far bene, lo invitammo a dormir in mezzo a noi. Non seppe rifiutare!
Quella notte, non riuscivo a prender sonno, Lara si era subito addormentate, evidentemente non gli interesava più di tanto, ma aveva capito che piaceva molto a me, e da buon’amica mi aveva dato un piccolo aiutino.
Mi ero messa sul fianco dando la schiena a lui che era in mezzo a noi due, non sapevo se lui già dormiva e non sapevo quanto tempo era passato da quando avevam spento le luci, ma io non riuscivo a prender sonno sapendo che era accanto a me.
Sentivo il suo respiro vicino, avrei voluto stringermi a lui.. speravo che pian piano si avvicinasse a me...io non mi osavo.
Non passo molto che sentii le sue labra sfiorarmi l’orecchio e sussurrarmi : “Dormi?”
Il cuore mi batteva a mille. Non feci in tempo a girarmi verso di lui che mi ritrovai con la sua lingua in bocca. Ci baciammo a lungo mentre le sue mani mi toccavano i seni. La mia mente era completamente svuotata, mi lasciai andare a quel bacio appassionato nella stanza buia, che lasciava intravedere il suo viso ormai non più giovane, i suoi capelli corti che accarezzavo e stringevo fra le mani. Il suo odore buono e dolce, mischiato al gusto di tabacco che fumava mi si imprimeva sulla pelle che lui toccava con le sue mani forti da uomo di mare.
Il suo corpo sodo e scolpito scivolava sul mio facendo attrito con le lenzuola e i vestiti.
Nel letto con noi c’era Lara che dormiva, ma ero così vogliosa di lui, che sembrava non considerare affatto il problema.
Mi staccai dal suo bacio insistente e gli afferrai le mani, non volevo far l’amore accanto alla mia amica che dormiva, veramente ero anche incerta se continuare, se cedermi a lui, così più grande di me di cui non sapevo nulla e avevo paura di quello che sarebbe accaduto l’indomani.
Senza parlare mi trascino sul letto contro l’altra parete e si tolse la maglietta. Era così silenzioso, lo guardavo come per leggergli dentro, ma era impenetrabile. Il suo addome era scolito, lo sfiorai con le mani arrivando alla sua cintura e la sbottonai.
Non sapevo se andare avanti, ma lui era sicuro di se e di ciò che voleva.
Mi fidai.
Mi stese sul letto e una sua mano si sposto prima sul mio seno poi giù sulla pancia e dal mio ombelico scivolò dentro le mie mutande. I miei capezzoli erano turgidi e i miei seni sodi.
Eravamo entrambi silenziosi, e consapevoli di non dover svegliare chi accanto a noi dormiva.
Con una mano gli afferrai il pene, che era ben teso, e iniziai ad accarezzarlo. Ma subito si tolse i pantaloni e pian piano spoglio me, e senza perder tempo mi infilò il suo affilato pene nella mia vagina bagnata che scivolo senza far resistenza.
Gli afferrai la schiena con forza, mentre lui continuava a penetrarmi con insistenza.
La sua pelle era liscia e asciutta, i suoi occhi fissavano i miei.
Il ciondolo della sua collana dondolava sul mio viso.
Presi posizione e mi girai sopra di lui. Mi muovevo lentamente, sempre coscente di non dover far rumore. Il suo pene duro entrava e usciva dentro di me e le sue forti mani mi accarezzavano i fianchi e poi i seni e dinuovo i fianchi.
Quella notte ci lasciammo andare incoscenti di esser scoperti da chi nella stanza già dormiva e senza considerare le conseguenze e le complicazioni del sesso tra chi lavora assieme in un team.
Non potevo essermi innamorata di lui.
Avevamo solo fatto sesso, senza neanche parlarci, non sapevo niente di chi era e del suo passato..
Ero sopra di lui che mi muovevo dolcemente, il piacere mi stava salendo piano piano per tutto il corpo e a un certo punto, sul più bello, mi sollevò e mi mise di lato per venire, ma nonostante mi avesse spostato il suo pene pulsante si posò sul mio ventre e il suo sperma uscii denso appiccicandosi su di me.
Si alzò in piedi e mi sussurò di andar in bagno. Mi tirai su, dando un occhiata a Lara che si mosse nel letto, per un attimo pensai si fosse svegliata e avesse sentito tutto. Corsi subito in bagno dove già era diretto Mario.
Li mi salutò, preferiva tornar nella sua stanza, era tardissimo e anche io avevo bisogno di dormire.
Quel mattino mi svegliai come sempre verso le otto e mezza per far colazione con gli altri ragazzi e poi riunione..con lui. Non sapevo come comportarmi, nessuno avrebbe dovuto sapere quel che c’era stato tra noi, ma io lo avrei urlato a tutti.
Saltai la riunione e mi rifugiai subito in teatro. Cercavo di evitarlo, ero così insicura di me, e avavo paura che ieri notte per lui non significasse niente.
Ma quel mattino venne lui da me, pochi minuti, mi salutò dicendomi: “Non ci siamo visti sta mattina...” rimase in silenzio pochi attimi, guardandomi intensamente mi sussurò “Ho voglia di far l’amore con te” e se ne andò disturbato dai passi di qualcuno.
Rimasi sorpresa dalla sua affermazione e non dissi nulla, mi limitai a sorridergli.
Dopo pranzo mi chiamò da parte e mi diede appuntamento in camera, senza esitare andai.
Arrivai prima di lui, aprii la mia stanza e mi fiondai in bagno per lavarmi i denti, ma dopo pochi attimi busso alla porta. Mi asciugai velocemente il viso e gli aprii.
Si presentò col suo sorriso, entroo e chiuse la porta dietro di se.
Senza dire una parola mi tolse la maglietta, mi sbottono i yeans e dolcemente me li sfilò.
Ero rimasta in piedi nella stanza, sorpresa di tanta fretta. Mi stese sul letto e mi levò le mutandine. Lui era completamente vestito e io nuda.
Ero imbarazzata e cercavo di capire i suoi gesti.
Mi guardò per un attimo negli occhi, poi aprendomi le coscie infilò la sua lingua nella mia vagina e inizio a leccarmi.
Mandai giu la saliva che avevo in bocca, non riesco a trovar le parole per spiegare quel momento. Io non sapevo che fare, dove guardare, dove toccare, cosa dire. Ma quella situazione non durò molto.
Si tirò su sbottonandosi i pantaloni e si calò giù i boxer. Il suo pene era duro davanti a me.
Me lo mise in bocca per pochi attimi, e come se avesse fretta di penetrarmi mi distese sul letto, il suo corpo scivolo sul mio e con un colpo deciso infilò il suo menbro dentro di me.
Non feci resistenza.
Mi feci prendere da lui senza esitare, la stanza era umida e fresca, ma il calore del suo corpo mi scaldava, i suoi occhi fissavano i miei. Mi aggrappai alla sua collana, quasi a staccargliela, ma lui sembrava non curarsene, continuava a penetrarmi.
Era deciso e sicuro di se.
Mi sussurrava che ero molto bella mentre il suo pene era dentro di me che si muoveva regolare.
Ero allo stesso moto rilassata e tesa.
Lui, il mio capo,così più grande di me, così affascinante e carismatico, cosa vedeva in me?
Venì dinuovo sul mio ventre, e subito si alzo e mi porto sotto la doccia per pulirmi e scappo via dai ragazzi che lo stavano aspettando.
Non voleva che qualcuso sospettasse di ciò che avevamo fatto...
Ero rimasta sola sotto la doccia, ma anche io sapevo di dover fare in fretta, erano ormai passate le due e mezza e sarei dovuta essere con gli altri ragazzi in teatro.
Accareffandoni il ventre con la schiuma feci scivolare via lo sperma.
Darante il giorno, spesso il suo sguardo incrociava il mio.
Ero come se mi avesse catturato, non pensavo che a lui, e agivo in base ai suoi movimenti.
Quella sera venne dinuovo a dormire da me. Lara era uscita, ma sarebbe rientrata da un monemto all’altro. Dovevamo fare in fretta se non volevamo essere scoperti.
Anche se avevo fatto sesso con lui, mi sentivo ancora molto in imbarazzo e timida nei suoi confronti, lo vedevo così più grande di me e forse non mi sentivo alla sua altezza.
Mi bacio sulle labbra con molta passione, come non aveva mai fatto. La sua lingua calda toccava la mia, chiusi gli occhi, sentivo solo le sue labbra sulle mie e le nostre lingue che si incrociavano..le nostre salive che si mischiavano. Le sue mani accarezzavano il mio corpo caldo pronto ad accogliere il suo calore.
Ci fecimo cadere sul letto, lui infilò la sua mano nei miei pantaloni e mi inizziò a masturbarmi, continuandomi a baciare le labbra.
Sfioravo la sua schiena liscia e morbida, dai suoi glutei fino al collo.
La sua pelle scivolava sulla mia, i suoi occhi guardavano i miei, i nostri nasi si scontravano. Sentivo il suo respiro il suo sapore il suo odore.
Eravamo stretti l’un l’altro nella stanza semi buoi e umida intenti a guardarci e studiarci.
Gli sfilai i pantaloni, il suo pene era teso e si sollevo non appena fu libero dagli slip.
Mi stava per penetrare quando bussarono alla porta. No, era Lara che gia rientrava!
Ci sistemanno in fretta ed andai ad aprire.
Lui rimase molto scosso dall’interruzione, fece finta di niente e si stese sul letto a chiaccherare con me e Lara, ma appena lei si distraeva lui si voltava verso di me e mi sussurrava : “Dobbiamo finire ciò che abbiamo iniziato, voglio fare l’amore con te..”
Ci addormentammo tutti nel lettone, in ordine lui io e Lara.
Non avevo detto nulla alla mia amica, ma tra di noi ci si intendeva e penso avesse capito già tutto.
Quella notte dormimmo ininterrottamente fino al mattino, eravamo stanchi dalla nottata precedente e dovevamo recuperare le ore di sonno, mi acciambellai accando a lui per prendere il suo calore. Era una bella senzazione dormirgli accanto, e allo stesso modo ci stavamo conoscendo, io vedevo il lui, forse nel mio inconscio, la figura di mio padre, che non vedevo ormai da alcuno mesi e mi stava iniziando a mancare.
Avrei voluto che il mattino non arrivasse a disturbare il nostro sonno.
Mi sentivo protetta.
Ci fu un piccolo imprevisto il giorno dopo, arrivò in villaggio il ragazzo che avevo frequentato prima dell’arrivo di Mario.
Quando lo vidi spuntare in ristorante, fui presa dal panico, si avvicinò a salutarmi, io mantenni le distanze, col la scusa che c’era gente, ma con la sua insistenza mi diede appuntamento la sera nel vialetto.
Mario non sapeva niente di me, come io non sapevo niente di lui, non mi ero osata chiedergli nulla sulla sua vita precedente, mi sembrava molto riservato e io non volevo essere invadente o risultare sciocca con domande indiscrete.
Riuscii a liberarmi di Marco, promettendogli l’incontro per la sera.
Ma mentre mi parlava, mi giravo continuamente per assicurarmi che nessuno mi vedesse in confidenza con lui, che era anche il figlio del proprietario del villaggio.
Durante il giorno incrociai parecchie volte Mario, non so se per caso o se l’avesse fatto apposta, ma appena i nostri sgurdi si incrociavano mi sussurrava la stessa cosa : “voglio fare l’amore con te”.
Io ero affascinata da quelle parole, mai nessuno mi aveva sussurrato in quel modo che voleva far l’amore con me.
Ma avevo Marco di mezzo, mantre io avevo in mente solo più Mario.
Ero incantata da lui, avrei voluto stargli sempre vicino, far fuoriscire le mie emozioni, ma sapevo che non potevo, doveva essere tutto nascosto.
La sera ci fu una festa e lui mi volle nel suo staf.
Marco mi continuava a chiamare sul cellulare, non rispondevo. Non sapevo come liberamene, ma non volevo essere dura, da un lato mi poteva sempre essere utile la sua amicizia.
Lo vidi spuntare nel vialetto, approfittai di un momento di confusione e sgaiottolai tra la gente che ballava avvolta dalla musica e dalle luci colorate.
Lo raggiunsi. Gli presi la mano e lo trascinai dietro la siepe, in modo che non ci potesse vedere nessuno, ma forse interpretò male il mio gesto e mi ficco la lingua in bocca.
Non ne ero rimasa sorpresa, e assacondai, ci baciammo per pochi secondi, non provavo nulla, muovevo le labbra e la mia lingua senza passione, ma come atto meccanico.
Gentilmente mi liberai dalla sua morsa.
“non voglio che nessuno ci vede, quindi è meglio che vada..ci sentiamo”
Furono la mie parole, e tornai in mezzo alla folla che si agitava al ritmo della musica.
Alzai lo sguardo per individuare Mario, mi stava guardando.
Chisà se aveva visto, ero tesa e turbata. Mi muovevo tra le persone lasciando andare il mio corpo, sulle note della conzone che il dj mixava, in modo spontagno e disinvolto, ma la mia mente era proiettata verso di lui e i suoi pensieri.
Era in mezzo alla pista immerso nella penombra colorata, mi avvicinai..i miei occhi erano languidi e il mio sorriso ammiccante.
Anche lui sembrava non curarsi delle persone che gli ballavano accanto, mi guardava accennando il suo sorriso sulle sue labbra.
Quell’atnosfera dolce e sensuale e le luci mischiate lo facevano sembrare più giovane e ancora più intrigante.
Ballavo davanti a lui e lui davanti a me, ci guardavamo e ci sorridevamo a vicenda.
Speravo che tutte le persone intorno a noi scomparissero.
Non potevo baciarlo, non potevo toccarlo, non potevo sfiorarlo. Potevo solo guardarlo.
Eravamo entrambi eccitati e affamati l’uno dell’altro.
Aspettammo che tutti abbandonassero il taetro, e con una scusa restai con lui.
Mi guardava intensamente.
Ero seduta sulla poltrona del suo ufficio, le mie gambe accavallate e i gomiti sulla scrivania.
“allora?”
Chiuse la porta dell’ufficio e si avvicinò a me.
Non disse nulla.
Il mio cuore batteva a mille, ma cervavo di non far trapelare quando ero tesa ai suoi occhi.
Il mio piede ciondolava avanti e indietro sotto la scrivania.
Mi giro verso di lui con un colpo della mano sul bracciolo della sedia girevole su cui ero seduta.
Mi alzai in piedi davanti a lui. Non era molto più alto di me, e i nostri visi erano quasi allo stesso livello.
Mi afferro la vita e mi porto contro di lui. Mi inizio a baciare il collo, poi la guancia e infine le labbra.
Chiusi gli occhi, la sua lingua calda scivolava sul mio viso.
Mi girò di schiena e fece cadere la sua nano sotto la mia gonna, sfiorandomi le coscie e arrivando al mio sedere palpandomelo con forza.
Mi piegò sulla scrivania e mi tirò su la gonna, infilò le sue dita nella mia vagina già eccitata.
Con l’altra mano si sbottonò i pantaloni e li calò giù fino ai suoi piedi.
Afferro con entrambe le mani il mio fondo schiena e fece affondare il suo pene dentro di me. I primi colpi furono delicati e lenti, come per tastare il terreno. Poi diventò più violento, affarrai con le mani i bordi del tavolo per non scivolare.
Il suo respiro era forte e intenso.
Dopo alcune penetrazioni in quella posizione ci spostammo su alcuni tappetini posati a terra. Mi misi a pecorina, ormai la mia gonna l’avevo sotto le sbraccia e mi copriva il volto.
Mi diede ancora alcuni colpi, ma meno violenti e fece uscire adagio il suo mentro bagnato dalla mia vagina.
Mi accarezzo la schiena con entrambe le mani arrivando ai glutei mi iniziò a leccare.
Ero super eccitata.
Mi penetrò dinuovo con forza nella mia vagina ormai ben dilatata, fino a che sentii uscire il suo pene e appoggiarsi in mezzo ai miei glutei facendo fuoriuscire il suo sperma bagnandomi l’ano, dove infilò subito dopo un dito spingendolo delicatamente facendo entrare il suo sperma e con le dita dell’altra mano mi sfiorava il clitoride. La mia mente era perduta dall’eccitazione, la mia vagina era innondata dal piacere.
Mi sdraiai sui tappetini e lui con me.
Mi continuo a baciare in bocca con passione, poi mi accarezzo il viso e mi portò in dietro i capelli che erano sul mio volto.
Chiusi gli occhi.
Quando gli riaprii erano le cinque del mattino, ci eravamo addormentati senza volerlo,
il suo sperma era ormai secco sul mio corpo.
Tornammo nelle nostre stanze silenziose e buie. Tutti dormivano.
Durante il giorno era tutto diverso. Non poteva trapelare ciò che c’era stato tra di noi.
Lui al suo lavoro e io al mio, ma sicuramente era più attento e premuroso nei miei confronti, e mi voleva sempre nelle serate che conduceva, creando invidia alle altra ragazze.
Non mancava di sorridermi e di lanciarmi occhiate dolci e intense.
Dopo pranzo spesso sguttaiolavo nella sua stanza per acciambellarmi accanto a lui nel letto. Mi accarezzava i capelli e mi baciava il collo prima di addormentarsi accanto a me.
Ero perduta di lui.
Ma una sera, dopo la solita riunione di mezzanotte, bussai alla sua porta, sperando fosse solo.
Non rispose nessuno, ribussai. Dopo poco venne ad aprirmi il suo compagno di stanza:
“Mario non c’e.”
Il mio cuore fece un balzo e iniziò a battere più veloce.
Dove poteva essere. E con chi.
I ragazzi erano tutti rientrati negli alloggi. Dov’era?
Mi venne un dubbio, che pia piano si fece più nitido.
I miei occhi si fecero lucidi e dopo poco si riempirono di lacrime.
Era con un altra.
Che stupida che ero stata.
Come potevo pensare che ci fossi solo io.
Sapevo anche chi era, spesso mi era venuto questo dubbio vedendolo arrivare a cena con la ragazza del bazzar. In quel momento la odiavo, eppure lei non ne poteva forse niente, come poteva sapere di noi due.
Quella notte lui era sicuramente stato con lei, fuori degli appartamenti, forse proprio nel suo ufficio dove poche sere prima era stato con me.
La mattina come sempre mi svegliai e mi fiondai in teatro, fortunatamente non incrociai ne lui ne lei, ma subito dopo pranzo, nel vialetto per raggiungere la mia stanza incontrai sulla strada lei che mi salutò con un sorriso malinnio, “ma che vuole questa!!!”, pensai e le passai accanto con aria severa, non aprendo bocca.
Fece spoppiare una bonba!!
“Non mi ha salutato!!c’e l’ha con me ecc...”
Io igniorai tutto, fino quando Mario la sera arrivò da me chiedendomi se c’era qualche cosa che dovevo dire. Ma che dovevo dirgli!! Che ero gelosa che si scopava un altra!!?
Ero troppo orgogliosa, e sapevo che lui mi avrebbe visto come una bambina, come forse già mi vedeva, non capace di aveve una relazione in quella situazione particolare. Così feci quella ignara di tutto e mi difesi dichiarando che se non si saluta una persona quest’ultima non deve farne un dranna, è grande e vaccinata.
Ma gli odiavo, entrambi!
I giorni seguenti erano spesso assieme, finchè un mattino lui non si presentò e il capo annunciò che sarebbe mancato per un paio di giorni.
Accusai una specie di gioia inconscia e tirai un respiro di solievo!! Per i due giorni seguenti potevo essere serena e libera dal vederlo.
Non so se mi mancasse o meno, ma ero così in collera con lui e fui sollevata sopprattutto quando la ragazza del bazzar, lei, mi chiese se sapevo dov’era andato Mario e quando tornava. A me lo chiedeva!! Come potevo saperlo visto che non gli parlavo da giorni!! Comunque ero contenta che neanche lei lo sapesse, e se me l’aveva chiesto proprio e me,
allora sepeva che tra noi due cìera stato qualche cosa e la odiai ancora di più!
Il paio di giorni in tranquillità passarono.
Era sera, prima di cena e io ero in bagno, tranquillamente seduta sul cesso a far i miei bisogni, quando si spalanca la porta del bagno e entra lui! “Ciao Ciccia!!! Mi sei mancata!”e mi da un bacio sulla fronte. Sorrisi, imbarazzata per il momento non adatto a un tale saluto.
Uscii dal mio bagno e gridando nel corridoio che era tornato salutò gli altri ragazzi.
Ero stupita e felice. Gli ero mancata, così mi aveva detto, ma l’altra?