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L'architetta

Inviato da davide


A volte i sogni anche quelli più scabrosi, si avverano, anzi sono meglio dei sogni stessi. Faccio il geometra e lavoro in una impresa edile come capo cantiere, l'anno scorso ero impegnato in un cantiere fuori città e il progettista era una bella architetta sulla trentina, rotondetta come piace a me e con due occhioni neri che quando li incrociavo dovevo subito distogliere lo sguardo per evitare di farle capire che ero attratto. Dopo alcuni mesi di cantiere, le sue visite erano diventate una abitudine e dopo un po anche io mi sono sbloccato e sono riuscito a parlarle, anche gurdandola negli occhi ma approfittavo di ogni occasione per guardarle il culo fasciato nei suoi pantaloni neri che indossava come una divisa. Poi un giorno è successo che l'architetta, voleva andare a vedere delle piastrelle da un fornitore che aveva il magazzino in periferia, così ci siamo ritrovati soli, per la prima volta e durante il viaggio in auto abbiamo avuto modo di parlare anche di argomenti diversi dai soliti. Durante il viaggio non potevo fare di guardarla, e ogni parte del suo corpo mi faceva pensare al sesso ; giuardavo le sue mani e le immaginavo che mi stringevano il cazzo, guardavo la sua bocca e la immaginavo mentre mi spompinava. Così, un po per i pensieri, un po per i sobbalzi e i dondolii della vettura sull'asfalto, mi sono ritrovato con il cazzo durissimo che spingeva nei pantaloni come se dovessero strapparsi. Ad un certo punto lei mi ha chiesto " caffè ?" e senza aspettare la mia risposta ha rallentato e svoltato parcheggiando in una enorme area di servizio con annesso bar e sel service. Siamo scesi dalla macchina e ancora una volta mi sono scoperto a rallentare per poterle guardare ilculo e per la prima volta ho avuto la sensazione che lei ne fosse consapevole, perchè mi parava che sculettasse molto più del solito. " mi scusi un attimo, vado in bagno... Ordina lei i caffè ?" mi disse allontanandosi verso la porta con le indicazioni delle toilette. La vidi sparire dietro la porta e restai per qualche secondo con gli occhi fermi su quella porta e come preso da un raptus mi ritrovai ad entrare anche io nell'area delle toieltte, esitai ancora un attimo di fronte al bivio "upomini" e "donne" e mentre la mia coscinenza mi diceva " lascia stare... Vai a pisciare... Non fare casini " il mio cazzo che a qquel punto pulsava all'unisono con le mie tempie mi condusse nella zona riservata alle signore. Guardai con attenzione le porte ed erano quasi tutte aperte tranne una che era chiusa, mi avvicnqai e presa la maniglia provai ad aprirla e quella si apri. Lei era seduta sul cesso con un pezzo di carta igienica tra le mani e vedendomi con gli occhioni sgranati mi disse "... Ma cosa fa ? " io mi feci da parte richiusi la porta alle mei spalle " ti voglio " le dissi mentre mi aprivo rapido come un fulmine la patta tirando fuori il cazzo che oggettivamente è un bel cazzone di una ventina di centimetri. Fui più veloce delle sue parole perchè lo portai verso la sua bocca mentre con una mano le cingevo la nuca e spinsi. Non riuscivo a capire se stava soffocando nel tentativo di dire qualche cosa ma dopo qualche secondo le sue mani che prima spingevano contro le mie cosce per allontananrmi si fermarono e cominciarono e strigere il cazzo che entrava ed usciva dalla sua bocca. Io non riuscivo a crederci, l'architetta mi stava facendo il pompino che avevo sempre sognato e cominciai ad incitarla " dai... Dai... Succhiami il cazzo... Dai..." lei apriva gli occhioni e mi guardava e ppoi li richiudeva e continuava a succhiare. Sentivo che il cazzo diventava sempre più duro e ora era tempo di passare ad altro. Tirai fuori il cazzo e la sollevai dolcemente tirandola su per le ascelle, lei aveva i pantaloni in fondo alle caviglie.ù la girai piano e lei senza dire una parola, poggiò le mani contro il muro ; le poggiai il cazzo tra le chiappe " no li no " mi disse voltandosi e assumendo un 'aria decisa. Ma io la tenenvo ferma stringendole la vita con un braccio mentre con una mano guidavo il cazzo ancora umido della sua saliva in direzione del suo buco del culo. lo poggiai piano mentre lei continuava " ho detto no, li no " ma con un colp di reni gli infilai la cappella e poi con il sendo quasi metà cazzo " no... mi fai male... no " ma con il terzo colp fui quasi tutto dentro e a quel punto cominvciai a pompare veloce. lei capii che non avrei ceduto e quindi si poggiò meglio contro il muro e cominciò a dire solo " piano... ti prego piano " ma io non ci pensavo neppure, anzi ero completamente partito e le dicevo " stai buona... stai buona... vedrai che ti piace... vedrai come ti piace farti rompere il culo... stai buona " e continuavo a pompare fino a quando sentiit che stavo per venire " ti riempio il culo stai ferma... senti come ti riempio..." ed effettivamente lei era completamente ferma a godersi i miei schizzi che le salivano su nella pancia.

restai un attimo ancora avvinghiato a lei con il cazzo che piano piano si rilassava. poi lo tirai fuori, la feci girare e finalmente le diedi un bacio lunghissimo. " sei bellissima... irresistibile " lei mi guardò in silenzio, "vengo tra un attimo " mi disse e io dopo essermi ricomposto uscii ed andai al bar ad aspettarla. prendemmo il caffè. con un po di imbarazzo evitando di guardarci negli occhi. dal fornitore di piastrelle mantenemmo un atteggiamento molto professionale anche se non ci rivbbolgemmo mai la parola direttamente. sulla strada del ritorno, pensavo che se non avessi trovato un modo per ristabilire un contatto l'avrei persa chissà con quali conseguienze professionali. così giunti all'altezza della stessa stazione di servizio, le chiesi " caffè ?" aquel punto lei mi guardò e scoppio a ridere " perchè no ?" mi rispose infine, così svoltò, fermò l'auto, scendemmo ed entrammo al bar ma questa volta senza dirmi nulla si diresse direttamente verso le toilette. la seguì come avevo fatto qualche ora prima ma questa volta quando entrai, la trovai senza pantaloni, seduta sul cesso ma con le gambe divaricate che mettevano in mostra il bel pelo nero. lo tirai fiuori e questa volta fu lei a trattenermi tenendo le mani sulle mei natiche e spingendomi verso di lei ed ingoiando più di metà cazzo ad ogni colpo. me la scopai, questa volta, una pecorina tradizionale e dopo averla fottuta per bene le sborrai in bocca. da quel giorno le sue visite in cantiere si intensificarono e scoprimmo tantissimi angoli del cantiere dove sfogare le nostre passioni. quando il cantiere fu terminato lei mi disse che si sarebbe trasferita in un altra città e che non ci saremmo più visti. peccato, una gran perdita.

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